Swan: quando il teatro è donna.

Swan: quando il teatro è donna.

Un tempo alle donne non era permesso salire sul palco.
Così era agli albori del teatro nell’antica Grecia, e così era anche nel XVII secolo a Londra, dove i personaggi femminili di William Shakespeare venivano interpretati da giovani attori, spesso eunuchi: Giulietta, Ofelia, Desdemona, Porzia, Jessica, Caterina, Gertrude, e molte altre…

E allora perché non giocare di opposti? Un tempo erano tutti uomini? Nella nostra compagnia siamo tutte donne. Dalla regia alle attrici, tutte donne.
Insomma, nessuno ha mai negato la bellezza di un personaggio perché recitato da un interprete del sesso opposto!

Perché limitarsi?
Perché non giocare con i ruoli? In moltissime lingue il gioco e la recitazione sono strettamente collegate: in inglese “PLAY”, in francese “JOUER”, “SPIELEN” in tedesco, “JUGAR” in spagnolo…
Ecco, la nostra compagnia vuole proprio fare questo, giocare, fare un doppio salto mortale; non solo interpretare un personaggio, ma anche dell’altro sesso, e a volte ci capita addirittura di essere donne che interpretano uomini che fingono di essere donne!
È un’esperienza quanto mai eccitante e stimolante.

Non fraintendete, non abbiamo inventato nulla, e non vogliamo stupire, e non sentiamo la necessità di difendere il gentil sesso, vogliamo solo metterci alla prova, cimentarci in ruoli difficili che ci facciano crescere come attrici e come persone.
Io credo che cercare di capire, anche studiare un personaggio diametralmente opposto a noi, ci obblighi a scrollarci di dosso quel paraocchi che la società, e l’educazione c’ha abituato ad avere, spingendoci a comprendere le necessità, e i punti di vista dell’Altro, e parallelamente ci mette di fronte ai nostri limiti e i nostri pregiudizi.

Ecco perché il teatro non morirà mai. Sebbene i testi siano antichi, mettono in scena l’uomo nella sua totalità; pregi, difetti, limiti e intuizioni.

Vi dirò un segreto: ho scelto di fare teatro per continuare ad essere una bambina che si stupisce del mondo, ma questo non significa che non si possa crescere, ed evolversi e perché no, anche migliorarsi.

Viva il teatro. Sempre.

Federica Girardello